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Ogni birra ha il suo bicchiere, mica ve ne sarete dimenticati?

tekuGli scorsi giorni mi è capitato di confrontarmi con l’amico Lorenzo su una questione abbastanza delicata. Chiacchierando del più e del meno ci siamo ritrovati a discutere su un’abitudine sempre più in voga tra i locali, almeno quelli di Roma: proporre alla spina un solo “formato” quantitativo di birra, spesso servita in bicchieri diversi da quelli preposti. La riflessione è nata parlando del nuovo Open Baladin, dove tutte le 40 birre presenti al bancone sono servite nel formato da 33cl, versate nella Pinta Romana (versione mignon di quella inglese) o nell’ormai famoso Teku. Bicchieri e quantità che possono andare benissimo per certe tipologie birrarie, ma che mal si sposano con altre.

Ho citato il bellissimo locale di via degli Specchi, ma di esempi ce ne sono a bizzeffe. In qualche modo questa usanza ha raggiunto le luci della ribalta con il bir&fud, che si caratterizzò per l’adozione di un solo bicchiere destinato a tutte le birre alla spina: il già citato Teku. Per chi non lo sapesse, questo nome indica un progetto di Kuaska e Teo Musso (Baladin) nato con l’ottica di proporre un bicchiere universale di degustazione delle birre. Un’idea coraggiosa e sfrontata, che, nonostante abbia registrato tanti successi, per me nasconde zone d’ombra importanti, almeno finché viene utilizzato nei termini che abbiamo visto finora.

Sebbene si proponga come il bicchiere per la birra per antonomasia, è innegabile che la sua forma si adatti bene solo a determinate tipologie di birre. Ci sono una serie di accorgimenti tecnici destinati a giustificare l’universalità del Teku, ma la sua forma è così distante da un flute o una pinta inglese da non potersi adattare a tutte le occasioni. Magari può essere una valida alternativa a un baloon o a una coppa, ma rispetto a contenitori visibilmente diversi non c’è spiegazione tecnica che tenga.

Provateci voi a bere 0,40 cl (scarsi) di Blanche de Namur in un Teku. Qualche tempo fa mi è capitato di farmene due bicchieri di fila ed è subito scomparsa, lasciandomi davvero insoddisfatto. Peccato che quando me ne ritrovo il giusto mezzo litro nel suo bicchierone ufficiale, finisco la birra e sono al settimo cielo. Sicuramente la differenza di quantità conta molto, ma non si riduce solo a questo…

Una delle prime cose che impari in questo mondo è che ogni birra ha il suo bicchiere. Le Pils nei flute, le Ales inglesi nelle pinte, le birre impegnative in coppe e balloon, e via dicendo. Poi con gli anni può succedere che ti convinci che ciò che conta davvero è il contenuto, che alla fine il bicchiere è solo un dettaglio e che uno vale come un altro. Sbagliatissimo. Il bicchiere ideale non è solo una sfumatura o semplice marketing, ma un elemento fondamentale per valorizzare – o al contrario svilire – una birra. Non mi potete proporre una pils, una blanche, una kolsch o anche una weisse in Teku, mi togliete gran parte del gusto di berla. Magari anche solo per motivi inconsci.

Attenzione però, non bisogna citare solo il Teku. Capita sempre più spesso che una birra destinata a un certo bicchiere finisca in un altro completamente diverso, magari più piccolo, solo perché in questo modo non sembra “poca”. Ordini una birra beverina, ti aspetti un bel bicchiere da mandar giù a sorsi generosi, e invece ti ritrovi con due dita di liquido, da razionare per non finirlo in 30 secondi netti.

E il problema è proprio questo, cioè l’adozione sempre più diffusa di una quantità standard di birra, che di solito non va oltre i 33cl. Per carità, è una quantità che si adatta bene a certe tipologie (birre complesse o molto alcoliche), al punto che l’Inghilterra a breve adotterà un nuovo formato pari a 2/3 di pinta per rendere più flessibile l’offerta dei pub – e magari rendere più ardue le facili sbornie. Però lì la scelta per il consumatore aumenta, qui invece si riduce: o ti bevi la quantità prefissata o non hai altra scelta. E allora preferisco bermi la mia Blanche dove la servono nella quantità e nel bicchiere adeguato, piuttosto che dovermi trattenere dal piacere di una bevuta a pieni sorsi.

All’origine ci sono certamente ragioni economiche e gestionali (meglio avere a che fare con molti bicchieri uguali che con pochi di tante forme diverse), ma la tendenza non è certo piacevole per chi si trova dall’altra parte del bancone. In questo modo la birra rischia di apparire sempre più un prodotto da degustare invece che da bere in compagnia, magari come sottofondo di una chiacchierata tra amici. Inoltre può comportare anche esperienze poco piacevoli per chi è ai primi approcci: i prezzi iniziano a suscitare perplessità, se ad essi si aggiungono bevute non appaganti, il cliente difficilmente resterà ammaliato dalla birra artigianale.

P.S. Citando il bir&fud, non ho specificato che da qualche settimana i Teku sono stati per fortuna affiancati da flute e pinte americane. Che sia il primo sintomo di un generale ritorno alle origini?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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66 Commenti

  1. ieri sera ho degustato la imperial stout del maltus faber…nel teku! tutto ok! grande birra!! ogni tanto ritorno….ciaooo lallo! dimenticavo domenica ho assagiato la nuova scires del birrificio italiano! sublime!

  2. Eppure credo ognuno abbia il proprio bicchiere preferito, non trovi? Certo un boccale in Regno Unito lascerebbe perplessi, così come una pinta in Baviera, però il pur valido discorso dell’influenza del tal bicchiere sulla tal birra la trovo una forzatura degustativa. La variante 0,3l della pinta americana (o romana, sic) è uno dei formati che preferisco, quindi personalmente ben venga una Pilsner in quel bicchiere.

  3. @lallo
    Grande Lallo, aspetto che torni con la frequenza di prima!

    @Leo
    La pinta americana è un formato che si adatta bene a molte tipologie, ma tu ad esempio ci berresti una WV 12 o una Rochefort 10? Non credo che esista un bicchiere universale… al di là delle trovate pubblicitarie, non sono poche le birre per cui provo maggior godimento nel berle nel loro bicchiere. Per continuare con gli esempi, mi soddisfa molto di più una Gueuze di Cantillon nel suo tipico bicchiere che in un Teku. Anche le percezioni gustative variano in modo più o meno evidente.

  4. Ecco, forse l’unica cosa che stonerebbe sarebbero le variazioni sul tema “lambic”. Il resto per me può finire tutto in finta pinta americana. Discorsi da tifoso, me ne rendo conto.

  5. Un conto è una “degustazione”, un altro è una bella bevuta con gli amici al pub. Personalmente ci bevo male nel teku nella seconda occasione, soprattutto le birre weiss e le blanche. Questo mi porta fino al punto di evitare alcuni locali purtroppo per questa ragione. W il flute. Ciao!

  6. @loris
    A maggior ragione 1) non ha senso proporlo come bicchiere universale (o quasi) e 2) la percezione del degustare prevale su quella del bere

  7. io non capisco chi beve nel teku, è a detta di chi lo ha ideato un bicchiere per esaltare il peggio da una birra, quindi che senso ha?.
    ci stà bene in una degustazione per un concorso ma in altri contesti lo trovo veramente abusato, forse perchè la sua forma inusuale fà FIGO e MODA, 2 parole che ultimamente vanno a braccetto con birra artigianale.

  8. a me sembra evidente che il motivo unico per cui si è imposto il teku prima e la pinta romana ora sia commerciale.
    Una 0.33 venduta a 4 euro quando va bene, o 5 più frequentemente, rappresenta una ghiotta occasione per gestori, distributori e produttori per alzare drasticamente il costo della birra al consumatore finale senza darlo troppo a vedere.
    Se una pinta costasse 7 euro ci sarebbe un insurrezione, invece un teku a 4 sembra ragionevole.
    Questo innalzamento dei prezzi nell’ambito artigianale è una brutta piega che sta prendendo il settore e che spero si arresti prima che la birra artigianale diventi un passatempo cool per fighette quattrinaie.

  9. E’ molto tempo che mi lamento, è molto tempo che quando vado nei locali devo chiedere a colui che in quel momento è dietro al bancone di utilizzare un bicchiere o l’altro ovviamente facendo presente che sono disposto a pagare quel qualcosina in più per avere il benedetto bicchiere giusto.
    Purtroppo, nella capitale, la situazione che si è profilata andrà avanti ancora per molto. Del resto i locali che la fanno da padrone hanno instaurato questo regime ( Il “Ma che siete venuti a fa’” resta fuori dalla lista) e non credo la situazione cambierà.
    Mi è capitato di vedere di tutto. Anche di pagare 6 euro per una 0,25 alla spina, ma questa è un’altra storia.
    Probabilmente arriverà il momento di uscire di casa con la 24h con i tagli di tutti i bicchieri per le birre.

    Viva la Erotik Bier servita in boccale da 1L!!!!!

  10. @fabio
    Ho sempre pensato che la birra artigianale fosse vincente per due motivi:
    1) è intrensicamente migliore dei prodotti industriali
    2) il costo nei pub è (era) identico alle birre commerciali
    Quindi se devo investire 5 euro, perché farlo per un bicchiere di Tennent’s invece che per uno di Re Ale? Questi due elementi avrebbero (hanno) determinato il successo della birra artigianale. Ovviamento parlo dei pub, le bottiglie sono un (imbarazzante) discorso a parte…
    Ora mi è difficile fare un confronto con le spine industriali, ma se il prezzo della birra artigianale inizia a diventare più alto di quelle industriali, allora scordiamoci tutto quello costruito fino ad oggi e prepariamoci a diventare l’espressione, appunto, della nuova moda cool da fighetti… almeno finché durerà e ce lo potremo permettere

  11. Oltre all’adeguatezza di un bicchiere che non sia quello creato ad hoc per ogni singola birra,resta il discorso che per alcune si dovrebbe stabilire una soglia quantitativa minima.Se la pago 5 euro,una Rodersch,una buona pils,una golden ale beverina,la voglio da 0,50.Altrimenti è quasi uno shot.

  12. Con una piccola esperienza posso dire che nel giusto servizio di una birra i bicchieri adatti non sono più di 5, io ad esempio credo che bastino un bel boccale, un bicchiere più slanciato, una pinta e un baloon…Credo che la cosa sia adattabile anche per una questione “psicovisiva” e non solo gustativa, con un esempio cerco di spiegarmi meglio: a livello visivo una “rudezza” di una reale extra mi regalerà molte più soddisfazioni e voglia di berla in una bella e solida pinta…nel Teku tutto questo si perderebbe, ed è normale che dovendo dare nuova spinta “birraria” al buon Birfud la scelta di cambiare bicchiere era d’obbligo.

    Per quanto riguarda i prezzi purtroppo si andrà sempre peggio, perché l’aumento delle materie prime porterà ad un inevitabile inasprimento. sinceramente sono basito dal vedere birre a “soli” 4 euro a Open, conoscendo i prezzi delle italiane e i costi di gestione mi sembra la classica manovra commerciale tesa quantomeno a “lanciare” il locale in un territorio già gonfio come quello romano. O si campa di aria o é veramente un’organizzazione benefica come é stato ripetuto più volte, pur rimanendo dell’idea che l’aumento dei prezzi deve essere contenuto il più possibile (al Macche si fanno i salti mortali, in Danimarca le birre ci arrivano a oltre 6euro al litro) rimango perplesso dall’uso di certe manovre commerciali “provvisorie”.

    Saluti dalla Bretagna dove il sidro è 10000 volte meglio della birra, torno e cambio il menu del macche

  13. @ Pistillone: chi e quando ha definito il Teku in quella maniera? Non lo sto chiedendo in maniera polemica, sono curioso perché questa cosa mi era sfuggita.

    @ Mr.Turchen: chi sarebbero i “locali che la fanno da padrone” e che “hanno instaurato questo regime”?
    6 euro 0,25 alla spina… in quale pub e per quale birra? Se continuiamo a parlare di queste cose senza essere chiari.. primo rischiamo di non essere credibili, secondo siamo costruttivi come una scritta nel cesso del liceo.

  14. @patatino
    kuaska stesso in un suo laboratorio.

    @colonna.
    concordo con te, anche se secondo me hai dimenticato la coppa ad aprire es. chimay, la trappe lo trovo ottimo su birre ad alta carbonazione e molto intense quando le provo sul baloon stufano molto presto.
    inoltre perchè parli dell’aumento delle materie prime ?, vogliamo ancora prendere per culo il prossimo ?.
    il malto costa 50/70 euro al kg, il luppolo massimo 20/25 euro, il costo industriale della birra è sempre lo stesso, anzi forse è sceso.
    i problemi sono altri, catene lunghe di distribuzione, paking costoso,produzioni limitate,nessun risparmio su scala e ovviamente voglia di fare soldi prima che la moda si esaurisca dei produttori.

  15. @colonna.

    scusa per l’espressione ” forte”, ma preferirei un pò di trasparenza in più sui discorsi che fanno chi del settore ne capisce.
    come ho affermato prima i costi delle materie prime influiscono pochissimo sul costo del prodotto finale, e non c’e’ kamut o farro o pepe del Borneo o piccioni del Burchina faso che tenga.
    un produttore è più limitato dai costi d’impianto, di distribuzione, e ovviamente anche dal fatto che se il suo prodotto è molto richiesto e lui di quella birra ne produce poca giustamente prova a guadagnarci il più possibile.
    quindi non alimentiamo falsi miti.

    p.s.

    portane qualche boccia al makkè di quel sidro che cosi passo ad acquistarne qualcuna ciao!.

  16. @Andrea Turco
    ma ieri sera per caso eri all’Open?
    Mi sembra di averti riconosciuto dalla dalla foto del blog
    e visto che oggi parli dei bicchieri che usano li potrebbe anche essere plausibile

    Un saluto da un lettore

  17. @tomma
    mi hai sgamato 😉

    @colonna
    concordo sulla percezione psicovisiva, ne scrissi tempo fa
    http://www.cronachedibirra.it/opinioni/148/design-dei-bicchieri-e-percezione-della-birra/
    buona permanenza in Bretagna!

  18. Bravo Pistillone , concordo con te. “come ho affermato prima i costi delle materie prime influiscono pochissimo sul costo del prodotto finale, e non c’e’ kamut o farro o pepe del Borneo o piccioni del Burchina faso che tenga.”

  19. @ “Fatatino” ( mi devi pagare i diritti per il nome )

    I locali che la fanno da padrone, intesi come quantità di afflusso di persone sono quelli del centro. “TiTTA” ha bicchieri diversi, “BirFud” regime TEKU, “Macché” ha bicchieri diversi, “OPEN PATATIN” regime pinta Rumena e TEKU.

    0,25 a 6 euri li ho pagati al Sir Daniels.

    E comunque le scritte nei cessi dei licei erano credibilissime, pure i numeri delle mignotte erano giusti.

  20. Mr Turchen una spanna sotto schigi.
    Immenso.

  21. @Mr.Turchen
    Il Bir&Fud ha sdoganato i bicchieri con la pinta e credo anche con il/la flute e il baloon
    Io al Sir Daniels ho bevuto la Rotten Father 🙁

  22. Si che poi, sempre se si parla di quantità, tra teku e pinta AMERICANA non c’è tutta sta differenza.
    Se si parla di questione visiva/tattile il discorso cambia…ma alla fine ha ragione mrTurchen…vogliono soltanto lucrare.

    I’m feeling’ Supersonic, give me gin and tonic!

  23. @ Tyrser:
    ma tu improvvisamente affacciandoti da casa tua ti sei ritrovato con la vista sul Colosseo? 🙂

  24. Come dice qualcuno, il bicchiere adatto è il primo che trovi in cucina.

    @Patatino
    Da casa mia vedo la Svizzera. A Roma ho dei basisti notevoli. 😉

    @Tutti
    E diciamolo che un Teku pieno è difficile da maneggiare! Io lo devo brandire per il gambo come fosse Excalibur e a volte, mentre lo sollevo per vedere il colore in controluce, mi giro di scatto: ho come la sensazione di avere dietro il chierichetto con le ampolle. Amen.

  25. Piccola Riflessione :

    Pensa se nella famosa scena di Trainspotting, Spud avesse lanciato un TEKU invece di un bel boccalone…non sarebbe mai scoppiata una rissa…Riffa per tutti, primo premio : Buono Sconto a Open Patatin!

  26. CarboneriaReggiana

    Il bicchiere lo lancia Begbie….

  27. e comunque chi ha avuto l’idea del TeKu (che inizialmente si chiamava KuTe…in rigoroso ordine alfabetico) ha tratto ampio spunto dai 4 bicchieri di M.Jackson unendo il tutto in un unica filosofia 😉
    Lo scopo era quello di creare un bicchiere sufficiemente elegante da poter stare sulla tavola di un ristorante. Il resto della storia è noto a tutti.

  28. io ho saputo direttamente da Teo che il teku è stato creato solo da lui e non con kuaska è vero?

  29. @seppimarco
    io ho sempre saputo il contrario, e il nome sarebbe proprio lì a dimostrarlo: TEo KUaska

  30. il contrario vuol dire che è stato creato solo da Kuaska?

  31. No, intendevo da entrambi

  32. ehm…no
    mi sa che la storia non è nota proprio a tutti !! 🙂
    e che la prima serie “soffiata a mano” in soli 400 esemplari (chi ne ha uno a casa se lo tenga stretto)…
    Magari un’ intervista a Piero Maggi della Rastal Italia aiuterebbe…
    così si scoprirebbe anche la storia del terribile bicchiere che fu allegato ai fascicoli dell’altrettanto terribile enciclopedia De Agostini…

  33. Siamo curiosi !chi è stato ad inventarlo?

  34. @pistillone: I prezzi aumenteranno e le materie prime pure, il luppolo ne è un esempio, ma non sono un produttore e quindi sarei limitato nella mia opinione…Una cosa te (e Ve) la posso dire di certo: ogni giorno che apri un locale hai un quantitativo di “spesa fissa” che devi coprire, se soltanto mi vado a guardare l’affitto (e nei nostri casi la gestione), al centro di Roma già puoi partire ogni giorno con 300/500 euro sotto, escludendo personale, luce, acqua e mazzi vari. Se poi vai a guardare che tutte le birre ormai vanno sopra i tre euro al litro scopri che la vita non è proprio così facile, potresti fare un conto di quante birre dovresti vendere al giorno per arrivare almeno paro… Come si potrebbe pretendere di vendere una pinta (0,56 cl) a 5euro di una birra che costa all’origine 6,50 euri al litro (spedizioni…Roma ha 500km in più rispetto a Milano ad es., accise mostruose, perdita di birra dovuta alla PULIZIA e alla SPILLATURA adeguata del prodotto…Perchè tutti la fanno, vero ;-)?)???

    Mettiamo pure sto fatto: se io regalo alla birra un ruolo DIVERSO e una COLLOCAZIONE nuova, ecco che posso comunque ammantarla di una nuova IMMAGINE e quindi giustificare un prezzo più alto. Ecco il punto: IMMAGINE!!! E quanta CONCRETEZZA c’è dietro tutto questo???
    tralasciando il fatto che per me la birra è “du bire e quattro rutti” che è la filosofia del posto che gestisco, tralasciando il fatto che da quando le birre bretoni (le peggiori ovviamente) sono entrati in ristoranti “gamberossini” troviamo esponenti “gourmettari” che alla loro prima volta nella vita che assaggiano qualcosa di diverso dalla peroni si esaltano elleggendo questi prodotti nella elite birraria, tralasciando il fatto che la Kwak si vende solo per il suo bicchiere, mi chiedo: siamo proprio sicuri che quest’aria di doppiopetto per la birra sia proprio una cosa necessaria, oppure siamo i soliti italioti disposti a farci coglionare in nome dell’immagine e di ciò che fa figo???

    Ho dimenticato pure il bicchiere per le Weisse, il resto è solo IMMAGINE e coglionamento 😉
    Per i sidri me li sparo tutti martedì sera, compreso di qualche birretta bretone, invito ovviamente per il Presidente e gli interessati, compreso secchiello per rimettere le cose non gradite.

  35. @ Colonna

    Grande Bretagna…Il sidro artigianale è stupendo, costa nulla e il brut si accompagna benissimo ad un cremosissimo Camembert a latte crudo, su una spiaggia bretone.

    Purtroppo in Italia non si trova

    Le birre bretoni invece meglio lasciarle stare…..

  36. il TeKu e un bicchiere fantastico per le degustazioni fatte con 10 cl di birra, capace di esaltare le birre migliori ma anche per stroncare pietosamente quelle che hanno un minimo difetto; lo definirei un bicchiere “scolastico”

    Utilizzare il TeKu come bicchiere universale e soprattutto per servire 33 cl è una cazzata mostruosa perchè sopra la tacca degustativa, la sua funzione viene annullata anche da eccessiva formazione di schiuma dovuta dalla forma del bicchiere.

    La birra deve essere servita nei suoi bicchieri, per ogni stile, per esaltarne al meglio le proprietà visive ed organolettiche..il resto è solo comodità e marketing

  37. @Bilbo

    Quoto in pieno il tuo pensiero sul Teku che sto abbandonando finalmente anche al Birfud…Sul sidro devo dirti che ho passato momenti straordinari con i loro artigianali e sono fermamente convinto di portare qualche boccia a Roma, sulle birre dobbiamo escludere quelle che arrivano da noi, ma sulla quindicina artigianali che mi sono portato a casa spero di trovarne almeno un paio decenti, in un paese così bello non bere birra mi sembra un peccato mortale…

  38. @bilbo

    ci sono bicchieri che con le proprieta’ visive ed organolettiche non hanno nulla a che fare. diciamocelo, molto spesso il bicchiere fa scena, prendi come esempio principale la kwak.
    per il teku e’ lo stesso, si e’ voluto fare un bicchiere stiloso, che rappresentasse il tipo di mercato che vuole essere “acchiappato” dalla birra artigianale italiana.
    quindi che sia anche un’ottimo bicchiere da degustazione non ci piove, ma dire che faccia schifo usato con dentro 33cl di birra…secondo me fa la sua porca figura in relazione all’immagine che evidentemente teo vuol dare alla birra artigianale italiana, un po’ fighetta, alla moda e stilosa. altro che folk-gitano 🙂

  39. Il teku nacque perchè vi fu una forte esigenza di creare un bicchiere in grado di fare la sua “porca bella figura” sulla tavola di un ristorante. Curiosità: (se qualcuno ha il libro “microbirrifici” potrà notare come l’autore nella foto nelle pagine in fondo abbia in realtà in mano un altro bicchiere. Senza scomodare Piero Angela o il commissario Montalbano credo sia facile capire come mai ..serve un aiutino!! occhio alla forma,ma soprattutto al “gambo”).
    ma…mi domando?? per quale motivo nessuno ne ha creato un altro?
    ed anzi, anche alcuni tra i suoi più forti detrattori continuino ad utilizzarlo imperterriti!
    Mi pare il mistero di Silvio…tutti lo contestano, ma poi lo votano.

  40. Quoto Lelio, tutti se ne liberano “finalmente” (Cit.) ma poi lo continuano ad utilizzare…oppure lo hanno utilizzato per più di due anni.
    Ahhhhhh com’è bello parlare e fare i paladini.

    I’m feeling’ Supersonic, give me gin and tonic!

  41. @Lelio

    Il TeKu è stato uno dei più grandi autogol per la birra artigianale italiana e un colpo bassissimo per gli homebrewers.
    E’ il perfetto impitoyable della birra e tira fuori , più che i profumi positivi, ogni minima puzzetta, neanche il suo creatore è passato indenne dalle forche caudine del TeKu, soprattutto con alcune birre delicate come Isaac o Wayan.
    Ai concorsi HB era una scelta deleteria.
    Io ne ho qualcuno in casa, ma sono impolverati, la mia scelta ricade spesso su calici Riedel o Spiegelau da vino anche perché non mi piace la sensazione di vetro spesso sulle labbra 😉
    Ora dovrò scegliere il calice da affidare ai corsisti MoBI e molto probabilmente la scelta ricadrà su un calice da Cognac che battezzerò “Forgiven”.

  42. da Schigi: Il TeKu è stato uno dei più grandi autogol per la birra artigianale italiana.

    Non penso proprio!
    é stato sicuramente (e mi risulta lo sia ancora) un grande successo commerciale per l’azienda che lo ha ideato e immesso sul mercato che, guarda caso è leader (non per volumi o fatturato, ma per immagine) della birra artigianale italiana. Così come un certo Gaja..con la Riedel!!
    e da che mondo e mondo un azienda lavora per il proprio tornaconto e non per quello dei colleghi, delle associazioni ecc ecc…
    Se poi le associazioni (anche quelle slow) i colleghi e tutti gli altri contribuiscono al tornaconto, sarebbe molto stupido non approfittarne.

    Sai com’è io non sono bravo a “rielaborare i concetti” ma ad ispirarmi a quelli degli altri a volte si!
    Per il tuo corso butta l’occhio sulla mia foto del libro, è un gran bicchiere molto usato per i bianchi. Se ti servono info hai sempre il mio numero.

  43. Lelio, forse non si è capito, ma dei successi commerciali me ne impipo, soprattutto in regime di monopolio.
    Nel TeKu le birre non perfette (e la perfezione esiste solo in cielo) perdono un buon 30% della piacevolezza.
    Ho fatto un sacco di cieche in questo senso e parlo a ragion veduta.

  44. A me invece è proprio la sottigliezza del Teku a dare fastidio in determinate circostanze.

  45. Il Teku resta un bicchiere votato a stili di birra molto vicini a quelli prediletti dal suo creatore.O vogliamo veramente dire che una bella golden ale,una pils,una weisse o un’IPA calzano a pennello nel Teku..? La Xyaoyù fa la sua porca figura lì dentro,ma una Tipopils ci muore.

  46. bravo Schigi! ma il successo, come le vittorie politiche, assumono il significato di chi le interpreta…e il successo delle birre artigianali è passato anche tramite il successo commerciale del summenzionato articolo.
    La cosa che a me non va giu è che si parli di “il suo creatore” al singolare. Mi pare che solo Geppetto riuscì da solo a fare un figlio.

  47. @lelio

    Secondo me si parla di creatore al singolare, non per sminuire il lavoro del Kuaska ma perchè ora fa figo accusare Teo. Si critica il teku? allora automaticamente si esclude Kuaska.

  48. @supersonic

    posso essere d’accordo con te sulle tempistiche un pò errate per le critiche sul teku, ma chissenefrega su chi e cosa escludi, che sia teo o kuaska o chi per loro, la funzionalità di quel bicchiere per quanto riguarda il mio settore di lavoro è completamente fuori luogo. Tanto è vero che noi lo adottammo inizialmente al Birfud proprio per la collocazione diversa di quel posto, che è improntato principalmente sulla ristorazione, per fare la sua “porca e bella figura sul tavolo di un ristorante” (cit.). Dal momento che ho la volontà di rilanciare il Birfud sul settore birra (scelta dettata ovviamente da altre aperture), abbiamo deciso di rinunciare a un bicchiere che MAL SI ADATTA a una connotazione di birreria in senso stretto, scegliendo bicchieri più consoni all’esaltazione di un singolo prodotto.

    non tralasciando il fatto che CHIUNQUE passava dal macche al birfud se ne usciva con la solita frase: “leva sto schifo de bicchiere”. Se il birfud non ha mai avuto un così grande riscontro sul settore birra gran parte è stato dovuto da questa scelta, è un dato di fatto.

    E’ ovvio che parlo per il mio settore, che non è quello della ristorazione, infognatura che per tanti anni ha ghettizzato la birra italiana in un contesto di “gourmettari” che ben poco hanno a che fare con lo spirito stesso di questa bevanda (pensiero che non tiro fuori solo ora supersonic). La scelta di uno è diventata la scelta di molti, il perchè non chiedetelo a me, ma se uno ha successo (giustamente) è facile cavalcarne l’onda. probabilmente qualcuno non ha avuto le palle per distaccarsi da certi meccanismi, quello lo do per certo…

  49. @colonna.

    il luppolo se acquistato all’ingrosso costa sui 10/20 kg, in una cotta da 40 ibu se ha un AA del 5% ne metti quanto ?.
    500 grammi ?, ma facciamo anche un kg il malto costa sui 30/40 euro al quintale quindi sempre x 100 litri sono circa 25 kg di malto piu il gas.
    poi lieviti fermentazione etc etc.

    è come dire che la pizza costa molto perchè sono aumentati i carciofini, la birra costa molto per una serie di fattori e secondo me il costo della materia prima non è certo il più importante.

  50. “Il malto”, “il luppolo”. Cosa bevi tu? Una session beer lunga una vita?
    Se credi che tutto il luppolo abbia lo stesso range di prezzo non credo sia possibile rispondere ai tuoi interrogativi. Oltretutto parli di 40 ibu… e se fossero 120? Non mi sembra un discorso molto solido.
    Perché cominciare con la solita polemica contro chi è più vicino invece di notare che un fusto che in Belgio pagheresti 40-50 euro qua lo paghi 120-130-140 (e 150!)?
    140 euro 20 litri. 140/20? 7 euro al litro (senza sprechi..). La colpa di chi sarà?

  51. si parlava di bicchieri e si è finiti a fare i conti in tasca agli altri!

    @Colonna ti quoto !!

    la birra è per tutti…gli altri che si bevano acqua o Champagne!

  52. @patatino.

    non hai capito il mio discorso,o forse mi sono spiegato male, io faccio semplicemente un discorso di trasparenza.
    è meglio dire le cose come stanno , e cioè che nonostante i costi base siano bassi poi triplicano per tutta una serie di motivi.

  53. @ Pistillone:
    Appunto, parlo di quella “serie di motivi”. Se il birraio belga un fusto lo vende a 40 euro (a “portar via”, immagino che per i numeri che fanno i distributori il prezzo sia ancora più basso) e poi in Italia lo stesso fusto te lo rivendono a 150 io prima di parlare dei costi del birraio inizio ad interrogarmi su quel +110 euro (o quello che è) che viene imposto da altri in base a considerazioni decisamente soggettive.
    Che un luppolo costi più di un altro è un dato scontato, non si può dire lo stesso sul fatto che su una birra importata ci si guadagni il 400% e sull’altra il 250% in base a paraculate di commercio.
    Fermo restando che il costo delle materie prime secondo me non è poi così irrisorio come dici tu e più difficile da calcolare.

  54. P.S.
    Ovviamente parlo del prezzo a cui il fusto viene rivenduto ai locali, non quello che i locali vendono ai clienti.

  55. @ Colonna

    la mia risposta sull’escludere uno dei creatori era per Lelio.
    Io in questo birfud non ci sono mai stato, ma ho letto e sentito.
    E’ comunque un locale di successo, mi pare, forse questo è dovuto anche al fatto che non è un posto inteso come birreria, quindi forse in quel contesto il teku aveva (ha) un senso.
    I risultati con il cambio di bicchieri li avrai…e noi saremo qui se vuoi raccontarli!

  56. @patatino

    fare una pausa di lavoro e notare i tuoi conti sui fusti importati dall’estero (belgio ma in primis germania) che lievitano in maniera spropositata dopo il passaggio ai distributori italiani, mi farà affrontare meglio l’ultima ora di spillature…pensare che volevo solo andare al cesso…grazie!

    Ricordiamoci che una Rulles arriva a Roma a 7euro al litro………………… … ..

    C’è un unione di forze in atto, che lo sforzo sia con voi

  57. @colonna

    capisco il tuo doveroso disappunto, ma le spesso le soluzioni le dà il mercato strsso, ci si può organizzare in gruppi di acquisto o si prendere direttamente dal produttore e se questo non è possibile semplicemente si smette di acquistare quel prodotto e si compra qualcosa di simile se non migliore.
    la strategia di vendita per le ditte può diventare una discriminante di successo o di fallimento dell’impresa ma questo è un discorso molto OT

  58. essendo finito OT il discorso, ma molto interessante, invito Andrea ad aprire un 3D apposito…sarò ben felice di dare il mio contributo.

  59. @lelio
    grazie della proposta, ma non essendo questo sito un forum non è così facile “deviare” un certo argomento in altra sede. A breve potrei scrivere un post su questo problema, e allora si potrebbe riprendere il discorso con il (prezioso) constributo di tutti. O nel frattempo continuare qui: anche se siamo OT è uno scambio di opinioni molto interessante

  60. @pistillone

    Quello che tu dici lo facciamo da più di cinque anni, con il mio intervento mi piacerebbe sensibilizzare ancoera di più i gestori su una scelta “indipendente” con l’investimento su un impianto proprio, teso a saltare la distribuzione italiana e il futuro scenario da “cartello” al quale stiamo andando incontro all’insaputa di molti…

  61. @Colonna
    Fosse almeno di Medellin….

  62. @ Colonna …e dire che io ci stavo lavorando ad un progetto come il tuo….

  63. @ lelio
    C’è anche qualcuno che ha messo in pratica progetti nati da me, e per colpa di qualche vodkalemon di troppo (eh sì, ogni tanto la birra stufa…) da parte mia, ora ci fa un mucchio di soldi…Ma finito il rosicamento mi rimane una bella moglie, delle belle birrette, il cammello e il chen, quindi continuo a berci sopra sapendo che davanti allo specchio posso ancora guardarmi (che schifo…) con rispetto…contrariamente a qualcun’altro.

  64. a parte la vodkalemon quoto!

  65. Ho trovato la soluzione definitiva
    Altro che Teku, Pinta Romana, coppe, baloon e calici
    http://www.noantri.com/il-bicchiere-universale-per-birra-e-vino.html

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