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Viaggio al centro della birra – Nono episodio

SchigiCome ormai saprete durante le festività natalizie sono stati svelati i risultati del concorso Birraio dell’anno, indetto da Fermento Birra. Quest’anno il riconoscimento è andato a Luigi “Schigi” D’Amelio, vera anima del birrificio Extraomnes, senza dimenticare Stefano Zandalini, addetto alla produzione. Un giusto premio per un progetto capace di imporsi in pochissimi anni all’attenzione di appassionati e consumatori. L’occasione allora è perfetta per riprendere il Viaggio al centro della birra del nostro Marcello Mallardo, che questa volta si concentra proprio su una visita all’impianto dell’azienda di Marnate. Qui ad attenderlo c’era lo stesso Schigi, con il quale sono stati affrontati diversi argomenti. Il successo di Extraomnes risiede in un’impostazione chiara e a tratti originale, che sarà per Marcello fonte di nuove riflessioni nell’ottica dell’apertura del suo futuro birrificio.

Viaggio al centro della birra: Extraomnes

Come anticipato nel corso dell’ultimo intervento, la visita successiva all’agribirrificio mette a dura prova le mie capacità fisiche. In una singola giornata decido infatti di affrontare una doppia (anzi tripla) visita. In mattinata vengo guidato dal (non ancora) birraio dell’anno Luigi D’Amelio alla visita del birrificio di Marnate Extraomnes, per poi essere coccolato nel pomeriggio da Beppe Vento del Birrificio Bi-Du. A pranzo mi concedo una breve sosta al Birrificio Italiano per provare la nuova birra di Agostino Arioli, la Nigredo, e per vedere lo spazio che storicamente ospitava uno dei primi brewpub d’Italia. Nella puntata di oggi parlerò della prima tappa della mia giornata

Per molti Luigi D’Amelio è semplicemente “Schigi”, nome che si ritrova nella maggior parte dei blog e forum birrai in commenti taglienti e salaci. Per farla breve Schigi non è certo un personaggio che le manda a dire. Io stesso, nel corso di uno dei primi interventi su questa rubrica, ne “pagai le conseguenze”. Tuttavia quella fu l’occasione di organizzare un incontro e la visita al birrificio Extraomnes. Non vi nascondo un po’ di nervosismo che ha preceduto la visita: un po’ come quando ci si accinge a dare un esame su un argomento su cui si è particolarmente appassionati ma non ci sente abbastanza preparati. Non preoccupatevi, se state leggendo queste righe, vuol dire che sono ancora vivo!

A dispetto da quello che potremmo credere leggendo i commenti della rete, Schigi è una persona che ha saputo da subito mettermi a mio agio. Mi accoglie con la professionalità e la passione che trapelano dalle birre targate Extraomnes. Il birrificio è iscritto nell’azienda El Mundo Spa, specializzata nella torrefazione del caffè, nato dalla volontà dei soci di diversificare l’attività. Il magazzino dell’azienda è davvero di notevoli dimensioni e le possibilità di ampliare la cantina sono in questo caso semplicemente demandate a una crescita della domanda.

La storia vuole che al termine di uno dei corsi di degustazione e avvicinamento al mondo della birra di qualità di cui Schigi è splendido Cicerone ormai da tempo, gli imprenditori del caffè proposero al docente di diventare birraio in questo nuovo progetto. Schigi non nascose un po’ di stupore per quella proposta, non avendo alcun esperienza concreta di produzione. Eppure la proposta divenne realtà e, in un impianto pilota, le birre cominciarono a prendere forma, entrando sul mercato solo dopo una lunga sperimentazione. Ben consapevole dei rischi e della pioggia di critiche pronti a scorrere su questa “folle” idea, Schigi decise infatti di rendere le birre praticamente inattaccabili prima di proporle al pubblico. Decisione ancor più azzeccata se consideriamo che Extraomnes improntò sin da subito la propria produzione su uno stampo quasi esclusivamente belga.

In produzione viene affiancato, tra gli altri, da Stefano Zandalini che è abbastanza indaffarato nel corso della mia visita e con il quale non riesco a soffermarmi. Nel corso della visita passiamo in rassegna gran parte della produzione, largamente caratterizzata da un lievito liquido saison. Proprio sui lieviti concentriamo parte della chiacchierata riflettendo come il panorama nazionale sia del tutto privo di un lievito che identifichi le produzioni italiane. Sebbene il mondo della birra sia meno legato (sua fortuna) al territorio rispetto al mondo del vino, non guasterebbe qualche tentativo in più di sviluppare ceppi autoctoni italiani: si pensi ad esempio alla strada fatta dai laboratori Wyeast dal 1986 ad oggi.

Tra un sorso e l’altro non possiamo non condividere anche altri aspetti che caratterizzano il mondo della birra e, più in generale, l’imprenditoria italiana. Ritorna anche in questo caso l’esigenza di “fare sistema” come motore propulsivo del settore e, probabilmente, di tutto l’agroalimentare italiano.

A riprova delle errate aspettative che ho risposto in questa visita, Schigi è uno dei primi birrai incontrati che dimostra sincero interesse per il mio progetto, così come per la rubrica. Spiego che l’esigenza di mettere nero su bianco l’esperienza di crescita è semplice spirito di condivisione che mi accomuna, evidentemente, con il curatore di Cronache di Birra. Imparo così che le strade per arrivare alla creazione di un birrificio possono essere le più disparate e alla pratica, bisogna accompagnare una necessaria e solida base teorica.

Questa visita dimostra infatti che la conoscenza e la passione per un settore sono le prime basi per intraprendere questa strada. Allo stesso modo l’esperienza Extraomnes ci dimostra che non esiste un’unica strada per raggiungere i nostri obiettivi, così come questi ultimi possono essere continuamente rivisti e ripensati. Il fato in questo caso ha giocato un ruolo quasi determinante, spiazzando probabilmente le aspettative del protagonista. Tuttavia non credo affatto che ci troviamo davanti a un “birraio per caso”. Del resto a quest’ora non staremo parlando di Schigi come del birraio dell’anno 2013.

7 Commenti a “Viaggio al centro della birra – Nono episodio”

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    Roberto

    Fatemi capire ma il birraio è questo Schigi o Stefano Zandalini. Mi risulta che il premio birraio dell’anno l’abbia vinto Luigi D’Amelio, ma allora Zandalini chi è? Insomma chi la fa la birra Extraomnes?

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      Bocca di Rose

      entrambi ma Schigi è a capo del progetto, ciao nì

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      Andrea Turco

      Beh come scritto Schigi è l’anima di EO. Questo è ciò che scriveva su Facebook qualche giorno fa:

      “Questo premio ha anche i suoi oneri…mi chiedono via email notizie sull’efficienza dello zucchero di canna in rifermentazione…lo dico sinceramente, non so un cazzo…chiedete a Zandalini…io so tutto sui cocktail.
      Anzi, mi sento di affermare due cose importanti:Punt e Mes nel Negroni bocciato, meglio un buon Vermouth…Cetriolo nel Tonic con l’Hendrick’s, ridondante.”

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      Manvi

      Schigi è l’anima di Extraomnes, nonchè il responsabile di produzione. Questo lo porta a pensare, progettare e realizzare le birre. Giustamente è stato eletto Birraio dell’anno. Stefano Zandalini e Stefano Celora sono ragazzi che affiancano Schigi in produzione.

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    Angelo Jarrett

    Finalmente sono riuscito a leggere una delle pagine del diario di Marcello senza cambiare finestra. :D
    Confermo che visitando EO a Marnate si comprende davvero quell’organizzazione, quella convinzione nel progetto e quella cura dei particolari logistici e produttivi che fanno delle loro birre delle garanzie, degli “assegni circolari” (cit.).

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    Michele

    “Nel corso della visita passiamo in rassegna gran parte della produzione, largamente caratterizzata da un lievito liquido saison”.
    Ma sono così tante le birre prodotte con questo lievito???

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      Michele

      In effetti, dando un’occhiata al sito di Extraomnes, dovrebbero essere 4 o 5 le birre in questione, senza contare le collaborazioni.
      Grazie Mallardo per la cortese risposta ;)

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