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Come celebrare Halloween? Con una rassegna di birre a tema horror

Scrivere di birra e Halloween è quasi un obbligo: non farlo ti fa sentire colpevole, come se avessi bucato una notizia importante. Tuttavia trovare argomenti validi oltre al tema – trito e ritrito – delle birre alla zucca è impresa ardua, senza considerare che le Pumpkin Ale rappresentano una categoria brassicola piuttosto particolare: in questo periodo tendono ad affollare il mercato, ma tra gli appassionati di birra si contano pochissimi veri estimatori della tipologia. In passato ho provato a ovviare l’empasse con pezzi leggeri e di evasione, capirete però che anche da quel punto di vista la fantasia non è infinita. Allora con l’articolo di oggi ho deciso di tornare a occuparmi di birre presenti sul mercato, escludendo però quelle alla zucca. Piuttosto passeremo in rassegna prodotti che hanno a che fare con temi legati all’horror. Come immaginerete non sono pochissimi…

Dead Guy Ale

Come non cominciare da una delle birre più iconiche della scena birraria americana: la Dead Guy Ale (6,8%) del birrificio Rogue. È uno dei primi prodotti con cui il marchio dell’Oregon si fece conoscere nell’ambiente, eppure ancora oggi rappresenta il 40% delle vendite dell’azienda. Un dato ancora più clamoroso se pensiamo che è ispirata alle Maibock tedesche: a livello organolettico è dunque spostata sulla componente dolce di caramello, sebbene poi nel finale compaia nettamente l’amaro del luppolo. Ma pensare che una birra del genere sia ancora un best seller in un mercato che ha fatto dell’amaro il suo elemento distintivo lascia spazio a tante riflessioni. Prodotta con lievito proprietario (battezzato Pacman), la Dead Guy Ale è un omaggio alla ricorrenza messicana del Dia de Muertos, simile alla nostra commemorazione dei defunti ma festeggiata in maniera sicuramente più folkloristica. Il “ragazzo morto” presente in etichetta è un elemento grafico che negli anni ha acquistato una forza visiva impressionante, tanto che Rogue ne ha fatto un brand quasi a sé stante. Rimane una birra ottima e moderna nonostante gli anni sulle spalle.

Santa Morte

Restiamo nell’ambito delle ricorrenze del Messico con la Santa Morte (10,2%), frutto di una mega collaborazione tra i birrifici italiani Casa di Cura, Opperbacco e Monster Factory Co. (quest’ultimo credo non più attivo) e il messicano Tatuaje. Nella realizzazione c’è anche lo zampino dell’amico Eduardo Villegas, grande conoscitore di birra e giudice in concorsi internazionali. La Santa Morte è una Russian Imperial Stout realizzata con l’aggiunta di radici di genziana e foglie di tabacco Maduro. C’è una nota legnosa che dovrebbe derivare dalla macerazione di chips di varietà esotiche tostate a mano, ma alcune versioni prevedono un passaggio di 4 anni in botti di Falanghina. Il nome è un omaggio alla Nostra Signora della Santa Morte, una divinità messicana di origini pre-colombiane che oggi conta oltre 10 milioni di adepti in America Latina.

Witch’s Wit

Un marchio che ha come logo una croce sepolcrale sembra perfetto per questa rassegna, ma in realtà l’americano Lost Abbey – spin off di Port Brewing – vanta riferimenti più attinenti alla religione che a temi horror. Eppure tra le sue creazioni stagionali troviamo anche la Witch’s Wit (4,7%), una Witbier piuttosto in stile aromatizzata con scorze di pompelmo e arancio e coriandolo. Sembrerebbe una birra tutto sommato innocente, ma l’immagine in etichetta stimola ben altre reazioni: la cupa illustrazione raffigura una strega nel momento in cui viene arsa viva di fronte a una folla di curiosi. Sul sito di Lost Abbey il fondatore Tomme Arthur afferma che la storia presente in retro etichetta vuole puntare l’attenzione sulla colpevolezza della folla, che in buona o cattiva fede assiste inerme a una tremenda atrocità nei confronti dell’umanità. Questo non ha impedito che l’etichetta della Witch’s Wit finisse al centro di una disputa e delle rimostranze di una piccola comunità pagana della California. Vicenda che però sembra non aver avuto particolare ripercussioni sulla birra.

Mephistopheles

Restiamo negli Stati Uniti per parlare della Mephistopheles, una Imperial Stout prodotta ogni anno dal birrificio Avery tra novembre e dicembre. È una birra potente, caratterizzata da un tenore alcolico decisamente elevato: il birrificio del Colorado afferma che gli ABV raggiungono il 14,666% (decimali compresi, ovviamente). Il mix di malti è piuttosto complesso (Special B, Roasted Barley, Black, Aromatic e 2-Row), i luppoli usati rispondono alle varietà Bravo e Sterling mentre il lievito è Westmalle. La birra è chiamata con il nome di un diavolo che, soprattutto nella cultura tedesca, è spesso identificato con Satana o con il suo corrispettivo Arimane, una potenza malvagia più antica di Lucifero “che cerca di degradare l’uomo trascinandolo nella materialità e inducendolo a riconoscersi soltanto nella natura e negli aspetti più bassi della creazione”. Se ci vedete analogie con l’ebbrezza, il tenore alcolico di questa birra vi permetterà facilmente di effettuare una verifica sul campo.

Corne du Diable

Tra i birrifici canadesi più apprezzati in assoluto bisogna sicuramente citare Dieu du Ciel, il cui nome sembra poco adatto a una rassegna del genere. Eppure tra i tanti riferimenti religiosi del produttore del Quebec ci sono ovviamente anche quelli relativi alla morte: tra le sue creazioni più celebri vanno segnalate ad esempio la Dernière Volonté e la Rigor Mortis. Tuttavia la birra di Dieu du Ciel più adatta a Halloween è probabilmente la Corne du Diable, un’American IPA con una componente maltata piuttosto definita (il birrificio la definisce Red Ale) bilanciata da una luppolatura decisa e importante, che si esprime anche grazie a un generoso dry hopping. La Corne du Diable non è quindi una birra potente come un’Imperial Stout o una Barley Wine: la sua anima demoniaca si nasconde dietro le fattezze di una birra normale. È subdola, proprio come il diavolo.

A margine vi segnalo che queste e altre birre adatte ad Halloween, comprese molte Pumpkin Beer, sono protagoniste di un contest a tema lanciato oggi su Whatabeer e che andrà avanti fino a domani. Solo pochi giorni insomma per entrare nello spirito del periodo anche tramite l’app di Cronache di Birra. Buon Halloween a tutti!

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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