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Da lunedì riaprono pub e ristoranti: regole e limitazioni del nuovo decreto legge

Il prossimo 26 aprile 2021 rischia di assomigliare incredibilmente al 18 maggio 2020. Quel giorno pubblicammo su Cronache di Birra un pezzo intitolato “Il grande giorno delle riaperture” e dopo un anno – purtroppo più che per fortuna – ci troviamo in una situazione molto simile. Da lunedì avranno infatti effetto i provvedimenti previsti dal decreto legge 52/2021, che finalmente è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Come saprete, l’atto è finalizzato a delineare i criteri per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali, con una parte (articolo 4) completamente dedicata alle attività di ristorazione, tra le quali rientrano anche pub e birrerie. Rispetto a un anno fa, tuttavia, la situazione è molto diversa: all’epoca venivamo da un duro lockdown e la pandemia era entrata nelle nostre vite solo da pochi mesi; ora invece siamo reduci da uno sfibrante periodo di chiusure preceduto da un’alternanza di provvedimenti restrittivi. Come vedremo, anche le nuove concessioni sono molto differenti da quelle di un anno fa. Giustamente c’è ancora molto scoramento nell’ambiente, ma la speranza è che da lunedì si possa davvero invertire per sempre la tendenza.

Il suddetto Articolo 4 è composto da due commi. Il primo afferma che da lunedì per i ristoranti in zona gialla sarà possibile effettuare servizio solo negli spazi esterni. Quelli interni rimangono dunque off limits, così come il servizio al bancone – per capirci non sarà possibile neanche prendere un caffè in piedi all’interno di un bar. È una misura sicuramente inedita rispetto al passato, che apporta novità positive e negative allo stesso tempo. Dato per confermato il coprifuoco a partire dalle 22,00 – aspetto sul quale torneremo – il provvedimento ci permetterà di tornare a sedere al tavolo di un pub dopo molte settimane, pur con tutte le limitazioni del caso. Questa semplice possibilità potrebbe ridare parecchio ossigeno a tutto il comparto: pub e locali potrebbero tornare a riempirsi (almeno nei rispettivi dehors) e fare ristorazione, mentre i birrifici ricominceranno a vendere birra in fusto e non solo in bottiglia. Già negli scorsi giorni sono ripartiti gli ordini dei locali nei confronti di produttori e distributori, dettaglio che fa ben sperare per il prossimo futuro. La nuova condizione riguarderà le attività di 14 o 15 regioni su 20, con esclusione di Sardegna (rossa), Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta, Basilicata (gialle) e dell’incognita Puglia.

1. Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla, sono consentite le attivita’ dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, nonche’ da protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.

L’obbligo (o la possibilità) di utilizzare gli spazi esterni è frutto della nuova linea adottata nei confronti del virus, che sembrerebbe poco contagioso all’aperto. Non è un caso che misure molto simili siano state adottate dal Regno Unito, dove pub e ristoranti hanno riaperto già da qualche giorno, ma con la stessa limitazione relativa alle pertinenze esterne. Dalla metà di maggio i locali britannici potranno operare anche al chiuso, precedendo solo di un paio di settimane ciò che succederà anche in Italia. In questo momento siamo dunque solo 15 giorni indietro rispetto alla Gran Bretagna, che invece è avanti di mesi sul programma vaccinale rispetto a noi (nonché reduce da un periodo di restrizioni più pesanti delle nostre). Ne consegue che l’Italia ha deciso di rischiare pur di far ripartire determinate attività produttive: l’auspicio è che la valutazione sia stata corretta, ma d’altro canto il perdurare delle restrizioni stava ormai diventando insostenibile.

Chiaramente persiste una sensazione di disorientamento rispetto a ciò che prima era concesso prima e che ora non lo è più. Prima dell’abolizione delle zone gialle, nelle regioni italiane più “tranquille” si poteva consumare al chiuso entro le 18, ora invece questa pratica è totalmente vietata. Si potrebbero fare mille considerazioni su una tale incongruenza, ma sarebbe un esercizio piuttosto inutile. Al momento la situazione impone questa limitazione, che per fortuna è anche una concessione rispetto al deprimente periodo che abbiamo vissuto nelle scorse settimane. Le amministrazioni locali in tutto il paese hanno concesso l’installazione di pedane su strada, “sacrificando” comprensibilmente spazi pubblici per fini privati, quindi al momento sono tantissimi i locali che possono disporre di aree all’aperto. Nella maggioranza dei casi non sono certo sufficienti a compensare la perdita dei tavoli interni o del consumo al bancone, ma si tratta di una condizione temporanea.

Per quanto riguarda il resto dovrebbe rimanere tutto com’era prima. Quindi asporto e delivery autorizzati, ma solo “su strada”: in altre parole i clienti non potranno sostare né entrare all’interno degli esercizi. A livello di regole e indicazioni da seguire da parte dei locali, rimangono valide le norme di un anno fa: distanziamento tra i tavoli, mascherine per il personale, menu elettronici, igienizzante, limite di quattro persone al tavolo (se non conviventi) e via dicendo. L’apertura dovrebbe essere consentita fino alle 22, almeno sulla carta, quando entrerà in vigore il coprifuoco. Come già accaduto in passato, non sono invece previsti limiti di orario per i ristoranti all’interno degli alberghi, purché il servizio sia riservato ai soli clienti alloggiati nella struttura.

2. Dal 1° giugno 2021, nella zona gialla, le attivita’ dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.

Il secondo comma dell’Articolo 4 sposta l’orizzonte temporale all’inizio di giugno, momento in cui ci sarà un ulteriore allentamento delle restrizioni. In particolare da martedì 1 giugno 2021 sarà possibile sfruttare anche gli spazi interni di pub e ristoranti, ma solo fino alle ore 18,00. Ci troveremo in una situazione molto simile a quella in vigore nelle regioni gialle fino a qualche settimana fa, con l’aggiunta che si potrà cenare all’aperto, seppur con l’assillo di dover buttare costantemente uno sguardo all’orologio. E qui veniamo a uno dei punti più controversi del decreto, cioè il mantenimento del coprifuoco alle 22,00, che risulta particolarmente gravoso per le attività di ristorazione, con il rischio di compromettere l’efficacia delle misure di rilancio per il settore. Più che in altre occasioni è difficile comprendere la ratio che ha guidato questa scelta, tanto più che, per stessa ammissione del legislatore, all’aperto le possibilità di contagio sono piuttosto limitate – e ancora di più lo saranno con l’arrivo del caldo.

L’impressione però è che il decreto abbia preferito mantenere una posizione cauta al riguardo, rimandando a future analisi eventuali modifiche. Come riportato da Il Post, infatti, questa limitazione potrebbe essere rimessa presto in discussione:

In breve: non c’è ancora una scadenza certa per il coprifuoco. Interpretando le informazioni disponibili, e in attesa del testo completo, si deduce che la data sia stata provvisoriamente fissata al 15 giugno. Ma fonti di Palazzo Chigi confermano al Post che a metà maggio sarà valutata nuovamente la misura, e basandosi sui dati dell’andamento dell’epidemia sarà deciso se posticipare il coprifuoco di un’ora (alle 23), se abolirlo del tutto o se mantenerlo così com’è, alle 22.

La sensazione è che difficilmente il coprifuoco alle 22,00 durerà per molte settimane, figuriamoci per tutta l’estate quando le tante ore di luce lo renderebbero particolarmente difficile da accettare (e rispettare).

Da lunedì quindi ci troveremo immersi in una situazione ancora nuova, migliore rispetto al recente passato ma lontana dal ritorno alla normalità. Sarà però il segno di una piccola ripartenza, con la speranza – come accennato negli scorsi giorni dal Presidente Draghi – che rappresenti l’ingresso in un percorso dal quale non dovremo più tornare indietro. La sensazione è che, pur con le restrizioni ancora in vigore, ci sia grande attesa per questa importante fase di riaperture. Non sappiamo se si accompagnerà alla stessa euforia vissuta in Regno Unito negli scorsi giorni, ma l’auspicio è che possa fornire un nuovo impulso a un settore che ha assoluto bisogno di tornare a vivere secondo i suoi schemi. Dunque non rimane che darci appuntamento al pub, a sorseggiare qualche birra all’aperto.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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