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Breve viaggio nella Russia birraria: Mosca, San Pietroburgo e Sochi

La Russia è una nazione immensa e molto complessa, che si estende dal Mar Baltico fino alla Kamchatka. È un paese con una storia infinita fatta di conquiste e invasioni, di cortine di ferro e perestrojka. Nel mio viaggio estivo in questo affascinante territorio, durante il quale ho toccato Mosca, la capitale, San Pietroburgo e Sochi, ho provato a esplorare anche la sua scena birraria trovando delle realtà molto interessanti. In Russia la birra – “pivo” nella lingua locale –  è il secondo alcolico più consumato dopo l’onnipresente vodka. Storicamente considerato un paese ad alto consumo pro capite di alcool, negli ultimi anni il governo ha posto serie restrizioni ai superaloolici per combattere il fenomeno dell’alcolismo, favorendo, indirettamente, il consumo di birra.

Viaggiare in Russia è più semplice di quanto si possa pensare, anche perché da qualche mese in stazioni e metropolitane sono presenti cartelli informativi in lingua inglese. Rimane complicato comunicare con i locali (l’inglese è poco diffuso) ma l’acquisto di una scheda sim appena atterrati risolve parecchi problemi. Meglio evitare i taxi e scarica l’app di Yandex – l’Uber locale – che fa risparmiare molto tempo e molti soldi negli spostamenti. Il rublo, in continua svalutazione, rende i prezzi della vita abbordabili per un turista occidentale. La scena birraria è dominata dai grandi produttori quali Baltika (molto diffuso anche all’estero, in particolare nei paesi con alta presenza di turisti russi) e Stary Melnik. Tuttavia la Russia oggi è una nazione in cui trovare una birra artigianale non è per nulla complesso.

Partiamo da Mosca. Si tratta di una città immensa e molto dispersiva. Conta 12 milioni di abitanti (18 considerando l’intera area metropolitana) e una rete della metropolitana piuttosto efficiente che permette di spostarsi ovunque. I siti turistici sono concentrati nella zona del Cremlino, ma comunque vale la pena visitare almeno uno dei suoi immensi parchi e interessanti musei. E’ una realtà molto viva con tanti ristoranti e locali e un’atmosfera da città che non dorme mai. Una piccola-grande Londra del mondo ex-sovietico.

Facendo un po’ dir ricerche online si scopre che in quanto a locali con birre artigianali c’è l’imbarazzo della scelta. La mia prima tappa è stata la Rule Taproom (sito web). Situata a una fermata di metro dalla zona del Cremlino e a qualche centinaia di metri dal museo Pushkin, è un locale moderno con 27 birre alla spina e un centinaio in bottiglia. Al momento della mia visita erano disponibili on draft birre russe (Zagorov, Manfas e Selfmade di Mosca, AF Brew di San Pietroburgo e Sabotage di Perm), belghe (Mort Subite, Van Steenberge e Boostels), americane (Connecticut Valley) e l’italiana Baccarossa di Ca’ del Brado. Qui le mie bevute si sono concentrate sulla Midnight Moscow IPA (5,6%) del birrificio moscovita Zagorov (buona anche se un po’ troppo fruttata) e sulla Sweetdisaster, una Milk Stout del birrificio Sabotage (dolce e oleosa).

La mia seconda tappa è stato il locale Eric The Red (pagina Facebook). Situato sulla centrale e turistica Arbat Street, è un locale su due piani in cui è possibile accompagnare le bevute con classico cibo da pub. Una ventina le birre disponibili alla spina su ambo i piani, con una selezione molto varia e composta dalle produzioni di birrifici locali e stranieri (le moscovite Zagorov, Selfmade, One Ton e Velka Morava, AF Brew e Bakunin di San Pietroburgo, le estoni di  Pohjala, le belghe di Alvinne). Da segnalare anche un’impressionante lista di bottiglie con una notevole selezione di birre acide dal Belgio. Qui ho avuto modo di assaggiare la Juyci Sonya (5,8%), New England IPA di One Ton Brewery, e la Stoner (6%), Milk Stout di Zagorov.

Terza tappa birraia nella capitale russa è stato il Beer Gik (pagina Facebook): un beershop situato nella zona di Lubyanka con 10 spine (tutte russe a parte la belga Kaastel Rouge) e una cinquantina di birre in bottiglia/lattina. Qui ho provato la Out of View (6,7%), una sour fruttata del birrificio Big Village di Krasnodar, e la Sadwave IPA(6,5%) in lattina di Zagorov.

Da Mosca mi sono spostato in treno (consigliatissimo il viaggio notturno sul Red Arrow, l’elegante e affascinante treno che utilizzava la nomenklatura del partito comunista) a San Pietroburgo, centro elegante e pieno di fascino. Gli zar hanno costruito una città che è un mix fra Vienna e Parigi, con i canali di Amsterdam. Da sempre città considerata “ribelle”, gli influssi europei sono visibili e molto più marcati rispetto alla capitale, grazie alla presenza di tanti locali alternativi e molta più gente che parla inglese. Anche qui la scena birraia è di tutto rispetto.

La mia prima tappa ha coinciso con una visita alla tap room del birrificio AF Brew (pagina Facebook). Avevo incontrato e conosciuto il birraio all’ultima edizione dello Swafff Beer Festival a Bruxelles e mi ero ripromesso di visitare il suo locale in caso mi trovassi a San Pietroburgo. La tap room si trova in una zona industriale, circa 6 chilometri dal centro, ed è difficile da raggiungere con i mezzi pubblici a meno di non parlare la lingua russa: meglio allora prendere uno Yandex. Il locale è molto ampio con tavoli sia all’interno sia all’esterno e subito dietro al bancone inizia il birrificio vero e proprio. I miei compagni di bancone, stupiti del fatto che uno straniero fosse arrivato fin lì in una serata infrasettimanale, mi hanno raccontano che il locale nel week end è molto frequentato. Ci siamo scambiati anche qualche informazione su birrifici russi e non. Gli assaggi, tutti di ottima qualità, sono stati i seguenti: Black Magic (5,8%, Porter), Eat the Dust! (8%, New England IPA) e Fear of Zefir (10%, Imperial Stout, creata in collaborazione con il birrificio norvegese Lervig).

Un’altra tappa birraria in quel di San Pietroburgo è stato il Redrum Bar (pagina Facebook). Si tratta di un gastropub, di proprietá di AF Brew, situato in una zona con molti locali universitari. Oltre alle birre del birrificio madre si possono degustare quelle di produttori stranieri. L’impianto consta di 24 spine ed è disponibile una trentina di birre in bottiglia o in lattina. All’incirca la metà sono dedicate a birre di AF Brew, le altre al momento della mia visita erano occupate da prodotti di Pohjala, Stone, Lervig e Mikeller. Consiglio di assaggiare il Smørrebrøds, pane e burro alla scandinava, che mi hanno detto essere la specialità del locale. Qui ho assaggiato la Hoppysurf (5,3%, American Pale Ale) e la Redrum (8,8%, Double IPA), entrambe di AF Brew.

L’ultima tappa del mio viaggio è stata la città di Sochi, raggiunta con un volo di circa 3 ore da San Pietroburgo. Adagiata sulle rive del Mar Nero, si tratta località balneare molto rinomata per i russi benestanti, che è salita agli onori della cronaca per aver ospitato le Olimpiadi invernali del 2014 (gli impianti sono a 30 minuti dalla città) e i Mondiali di calcio lo scorso anno. Come è facile immaginare, qui la scena birraia è molto meno variegata rispetto a Mosca o a San Pietroburgo. L’unico locale con craft beers in cui mi sono imbattuto è stato il Why Not? (pagina Facebook), situato in pieno centro. Pub non troppo grande, arredato con molte piante, sei birre alla spina (tutte russe) e piccola ristorazione di stampo mediorientale (hummus, falafel ecc). Ho assaggiato una Poima (3,8 Gose) del birrificio Red Button e una Triple (8%) del birrificio Craab.

Con mia sopresa, all’aereoporto di Sochi ho scoperto che è presente un craft beer shop\bar con birre russe e non. Ci sono passato alle 8 di mattina e non me la sono sentita di testare nulla, ma consiglio a chi è di passaggio di farsi qualche assaggio.

Tirando le somme sono piacevolmente stupito dalla scena birraia russa. Per quanto riguarda la quantità è da considerarsi al pari di molti paesi occidentali,  per quanto riguarda la qualità si trovano prodotti interessanti e non solo nel birrificio di punta AF Brew. New England IPA e Stout piuttosto (a volte esageratamente) dolci sono le tipologie più diffuse, ma nei vari posti in cui sono stato ho incontrato anche molte sour. La clientela di tutti i locali in cui sono stato è prevalentemente giovane e molto attratta dalle “creazioni” europee del settore. Consiglio di tenere d’occhio i birrifici russi, ne sentiremo parlare in futuro.

L'autore: Niccolo' Querci

Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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