Cimec
Home » Rubriche » Una pinta da lontano » Alla scoperta della scena birraria di Kiev

Alla scoperta della scena birraria di Kiev

Kiev è una città speciale. Una storia ancorata ad est e recenti anni turbolenti rendono ancora oggi la capitale ucraina una meta non mainstream, risparmiata dal turismo di massa. Eppure si tratta di una città molto gradevole: chiese con cipollotti dorati, piazze ricche di storia e di storie e immensi parchi verdi rendono molto piacevole un weekend in città. L’inglese è mediamente diffuso, ma per muoversi conviene dotarsi di una carta SIM locale e utilizzare il diffusissimo Uber. La scena birraria, target di noi moderni beer hunters, è viva e in forte crescita. Il potere dell’euro sulla moneta locale permette di mangiare e bere a prezzi, per noi occidentali, molto modici (poco più dell’equivalente di 2 euro per una birra artigianale). Dopo intense ricerche sul web ho selezionato tre locali, situati in tre diverse parti della città, da visitare.

La mia prima tappa è stata l’Old Bar (pagina Facebook). È situato nel centro della città, non lontano dalla Piazza Lev Tolstoy, e per trovarlo bisogna prestare attenzione alle bottiglie di birra esposte sulla via Velyka Vasylkivska, dato che è collocato in un cortile interno. Il locale è affollato e piuttosto caotico, ma il servizio rimane sempre molto attento. È frequentato da una clientela autoctona, dislocato su due piani e offre una ventina di birre alla spina e un’amplissima selezione di prodotti in bottiglia provenienti da tutto il mondo (interessante la presenza di Kaimiškas lituane). Qui le mie bevute hanno riguardato la Blond Ale (5,7%) del birrificio Underwood, la Lavender (Milk Stout, 5%) del birrificio Gonzo e la Mad Eira (Old Ale Barrel Aged) di Criadera, linea speciale del birrificio Mad Brewlads. Nessuna mi ha colpito particolarmente.

La seconda tappa è stato il Punkraft (pagina Facebook), situato a poca distanza dalla pittoresca discesa di Sant’Andrea. Ospitato in una cantina e caratterizzato da un arredamento industriale futurista, vanta la bellezza di 24 birre alla spina, prevalentemente ucraine ma anche straniere (Mikkeler e Omnipollo), e un’ampia selezione di birre in bottiglia distribuite fra i vari frigoriferi sparsi agli angoli delle tre sale. La clientela è sia locale che internazionale. Anche in questo caso il servizio è stato ottimo, con il personale molto attento e prodigo di consigli. Qui ho assaggiato la Hathor Milk Stout (5,1%) di Rebrew – Reformation Brewery e la Smog DDH Mango (6,0%) di Kyiv Local, entrambe di buon livello.

La terza tappa è stata la tap room del birrificio Varvar (pagina Facebook). Il birrificio si trova in città, sulla sponda destra e industriale del fiume Dnipro; il locale è dislocato invece vicino alla principale stazione dei treni, non lontano dal centro città. Si tratta di una tap room con ristorante in stile americano annesso, ampli tavoli e partite di calcio trasmesse in diretta. Anche in questo caso ho riscontrato una presenza massiccia di clienti, quasi tutti ucraini. Ho trovato birre molto buone, ma un servizio scadente con tempi di attesa biblici e scarsa attenzione al cliente. Qui le mie bevute sono state la Ipanema (IPA, 5,3%) e la Imperial Stout (9%), entrambe ovviamente del birrificio Varvar.

Per puro caso mi sono imbattuto anche in un altro locale: il Tsypa Kyiv, situato all’interno del mercato Besarabsky, dove è possibile acquistare caviale, pesce secco e spezie. È in pratica la tap room del birrificio Tsypa. Al momento della mia visita era chiuso, ma mentre osservavo incuriosito da fuori il molto “artigianale” stand, il gestore si è avvicinato e mi ha invitato ad entrare. Essendo fuori dagli orari di apertura, il tizio era impossibilitato a vendere ma, per evidenti e reciproche barriere linguistiche, c’è stata un’incomprensione e le birre che avevamo ordinato ci sono arrivate in formato “d’asporto” in bottiglie di plastica – sacrilegio lo so, ma è il bello del viaggio birraio. Per la cronaca erano una Pilsner e una IPA, successivamente assaggiate in hotel e nemmeno malaccio.

Tirando le somme la “craft beer revolution” che sta investendo in questi anni i paesi al di la dell’ex cortina di ferro ha trovato terreno molto fertile anche a Kiev. Oltre ai locali in cui sono stato ho letto buone cose del Woolly Hops (pagina Facebook) e segnalo la presenza di una tap room del Pravda Beer Theater (birrificio ucraino di Leopoli con diverse apparizioni in vari festival in Europa). La qualità non è ancora elevata e comunque non ai livelli di altri paesi emergenti dal punto di vista birraio come la Russia, tuttavia è possibile imbattersi in buoni prodotti.

L'autore: Niccolo' Querci

Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

Leggi anche

Ritorno a Shanghai: nuovi locali e considerazioni sul panorama craft locale

È sempre molto stimolante viaggiare per il mondo alla ricerca di birre artigianali e nuovi …

I beershop di Bruxelles: l’antidoto della capitale belga alla sete da lockdown

Come ormai quasi tutti i paesi al mondo anche il Belgio è in piena emergenza …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *