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Formati alternativi al 75cl: si può parlare di rivoluzione?

Le Trentatre di Birra del Borgo (foto Beer Emotion)
Le Trentatre di Birra del Borgo (foto Beer Emotion)

Quando preparai l’intervista a Schigi pubblicata la scorsa settimana, decisi di spendere una domanda sulla tipologia di bottiglia scelta dal suo birrificio Extraomnes: si tratta infatti di uno dei pochi produttori che hanno puntato esclusivamente sul formato da 33cl. Al di là di decisioni così radicali, è indubbio che una delle tendenze del momento per quanto riguarda il movimento birrario italiano è la (ri)scoperta del formato piccolo, fino a qualche anno fa completamente snobbato dai produttori.

Non è un mistero che in Italia da tempo viga una quasi totale predilezione per la bottiglia da 75cl. I motivi sono diversi: il traino offerto da un pioniere come Teo Musso, che ha esplicitamente creato il marchio Baladin in primis per i ristoranti; il background enogastronomico del nostro paese, che ha creato specifiche aspettative nei confronti del concetto di “birra di qualità”; il timore di ritrovarsi nello stesso campo di battaglia delle birre delle multinazionali. In ogni modo, la conseguenza è che per anni gli appassionati hanno dovuto “accontentarsi” del formato da 75cl. Ultimamente tuttavia stiamo assistendo a una vera rivoluzione…

Sono diversi i birrifici che negli ultimi tempi hanno deciso di diversificare la propria offerta, proponendo accanto al formato classico anche bottiglie di capienza più contenuta. L’esempio più eclatante è forse quello di Birra del Borgo, che nel 2009 presentò addirittura un marchio inedito per le sue 33cl, chiamato per l’appunto Trentatre. Un progetto che puntava a un posizionamento diverso rispetto alle altre birre della casa: ricette semplici, packaging  essenziale, prezzi per quanto possibile contenuti. A posteriori, si può probabilmente affermare che è stata una mossa vincente, al punto che recentemente alcune birre standard del produttore laziale sono uscite nelle bottiglie da 33cl.

Stesso percorso intrapreso anche da altri produttori. Negli ultimi mesi sono ad esempio comparsi i formati ridotti per le birre di Montegioco, Amiata, Civale, Pausa Cafè, Karma, Opperbacco e L’Olmaia, giusto per citarne alcuni. Insomma, si tratta di uno stravolgimento delle consuetudini brassicole nazionali, che è arrivato a coinvolgere persino lo stesso Baladin. E così il cerchio si chiude, sebbene nell’ultimo caso l’azienda abbia deciso di puntare su bottiglie ancora più piccole, da 25cl.

Perché i birrifici italiani hanno iniziato a puntare su formati alternativi al 75cl? Probabilmente per cercare nuovi segmenti di mercato, con delle potenzialità ben maggiori. Il successo della birra artigianale in Italia ha fatto nascere un’infinità di attività ad essa legata, rendendola di fatto più accessibile in termini di reperibilità. In passato l’unico mezzo per raggiungere un consumo più “informale” erano i pub, presenti in numero limitato e quasi esclusivamente legati ai fusti. Con il pullulare di beershop e l’interesse di altre realtà commerciali, anche la bottiglia ha raggiunto una base di consumatori più variegata rispetto al passato. Ed essendo più variegata, è opportuno che le aziende differenzino la propria offerta, in modo da occupare tutti i segmenti di mercato. Purtroppo dubito che molti produttori abbiano puntato su formati alternativi dopo previsioni e studi approfonditi: come spesso accade, ci si è limitati a seguire il trend del momento.

Cosa comporta questa rivoluzione per i consumatori? Direi solo effetti positivi. Innanzitutto la possibilità di scegliere un formato alternativo a quello da 75cl, che necessariamente limita il consumo a determinate situazioni, soprattutto quando non si ha la possibilità di condividere una bottiglia con qualcun altro. In secondo luogo un apparente vantaggio di tipo economico, poiché sembrerebbe che questi formati ridotti vengano pensati come prodotti dal prezzo contenuto – che poi avvenga realmente è un altro discorso.

Infine, in un’ottica a più ampio raggio è interessante notare come il fenomeno 33cl confermi il particolare momento della birra artigianale italiana, alla ricerca di una sua nuova identità. Ma di questo parleremo i prossimi giorni…

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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29 Commenti

  1. da segnalare che alcuni produttori sono tornati anche indietro in verità.

    Cmq nonostante da sempre spinga per la scelta di formati più piccoli, non sono convinto che il settore degli appassionati possa garantire chissà che espansione. ci può rendere al limite tutti più contenti 😀

    Grosse possibilità invece ci sarebbero se questi birrifici riuscissero ad imporsi sui mercati maggiori (ma non a i soliti prezzi).

  2. scusa Andrea, posso permettermi di far notare come qualche birrificio punta sul 33 cc sin dal 2005?

  3. Andrea Turco

    @marcos
    sì come no, ma il discorso non era certo su chi aveva cominciato per primo

  4. @ marcos … e facciamoli sti nomi ! Montegioco da 33 comunque non me l’immagino.. urge giro beershop cittadini.

  5. Io prediligo il formato da 75cl e non solo per una questione di packaging e di immagine. Le birre vanno bevute in compagnia, almeno in due.

  6. Montegioco produce alcune birre da 33cl ed altre da 37,5cl.

  7. Scusa, che birre fa Montegioco da 33cl?

  8. di sicuro la rat weizen 😀 l’ho anche bevuta. Mirko ti saprà dire di più

  9. Andrea Turco

    @pivi
    Bran (37,5), Makke Stout, Runa, Runa Bianca, ovviamente Mummia e la già citata Rat Weizen. Forse anche altre, non saprei

  10. verissimo. ho bevuto anche la mummia e la brain in 37.5

  11. Avete fatto un mescolone! 37.5 mi erano note, le 33 volevo sapere!

    quindi, ricapitolando, 33cl di
    “Makke Stout, Runa, Runa Bianca, ovviamente Mummia e la già citata Rat Weizen.”

    sicuri?? pure la Mummia da 33cl ???

  12. Andrea Turco

    @pivi
    Avevo capito male la domanda. Queste le 33cl: Runa, Runa Bianca, Rat Weizen e Makke Stout

  13. Grazie! La mia domanda era sulle 33cl perche’ le 37.5 le fanno da sempre 😉

  14. certo che se l’idea è quella di vendere le 33 a 4 euro l’una nei beershop, tanto vale continuare con le 75.
    Ma le lattine? se ne è parlato tanto ma non vedo nulla all’orizzonte.

  15. Di montegioco da 33 c’è anche la rurale.

  16. Riccardino mi diceva che imbottigliano le birre “base” (quindi Runa, Rurale, Runa Bianca, Rat Weizen…) in bottiglie da 33 (che pesano poco) con etichette stampate al birrificio proprio per poter uscire sul mercato ad un prezzo “aggressivo”.

  17. se non sbaglio la lambrate ha relativamente buoni prezzi visto che stanno usando le 50cl

  18. er pippatore de antrace

    a turco eddaje fai un post sull’oktobeurfest che devo fa na domanda a alex

  19. Andrea Turco

    @pippatore
    Pazienta qualche ora… o scrivigli direttamente
    Fine OT

  20. Il dilemma è sempre quello, prezzi “aggressivi” sulle 33cl saranno difficile da ottenere, soprattutto quando i beershop non comprano direttamente o ad un prezzo onesto, io parlo per la mia esperienza. le birre del borgo da 33cl potremmo andare sui 2,90 le altre tutte sopra i 3 euro. Il grande vantaggio delle 33cl è che puoi assaggiare e poi prendere un 75cl sul sicuro. Io opto sempre per entrambe i formati 😀
    Le lattine, lo avevo già detto, imho farannoun po fatica a decollare almeno in Italia.
    Mi.

  21. LE 33…….NON MALE L’IDEA……..

  22. Ma come mai in Italia non usiamo molto il formato da 50cl?? In Germania è molto più utilizzato e io sinceramente lo apprezzo perchè quando vai in pub o al ristorante una 33 è sicuramente poco e una 75 da bere da solo è molto in una serata normale.. soprattutto se devi guidare!! ;P

  23. speriamo prenda piede sto 0,33 a prezzi umani però!

  24. Per me,
    il formato da 25 è l’ideale per provare una birra.
    Il formato da 37,5 quando la si conosce e la si vuol bere!
    Già perché quando apro una 33 c’è sempre quel sorso che vorrei ancora dare e che mi manca! (no, non è quel sorso che mi manca sempre e comunque e che vorrei ancora dare anche dopo un magnum…. 😀 )

  25. a mio avviso,
    per la birra, la bottiglia da 75 nasce sulla base della cultura tipica italiana e del concetto dello stare a tavola che e’ tipico mediterraneo.
    La bottiglia diventa dunque un simbolo. Negli ultimi decenni in realtà ci stiamo allontanando sempre piu’ da quell’immagine collettiva. Secondo me’ prima di decollare il 33 e quindi l’idea della birretta, c’e ancora molto spazio per il 50 cl in latta.
    Un saluto a tutti.

  26. BadAttitude aveva sul sito le 33cl in lattina a 2 euro.
    Visto che la birra e’ buona mi sembra un prezzo corretto ed incentivante all’acquisto.
    Secondo me si potrebbe operare in questo modo:
    Linea di Birre base sempre disponibile a prezzi ridotti, birre “speciali” (oak aged, collaborazioni, stagionali…) a prezzi piu’ elevati per chi proprio vuole approfondire ed e’ disposto a pagare di piu’.

  27. Birrificio del Ducato ha sempre avuto le sue birre anche da 33. I prezzi non sono mai stati bassi, ma almeno da la possibilità di bersi una Via Emilia quando vuoi bere bene prima di tornare a casa dopo il lavoro. Giusto per fare un esempio

  28. Birrificio Geco vende la sua linea fissa (maia, milla, ambra, pecora nera) nei 3 formati:
    0.33
    0.5
    0.75

    Lamù solo 0.33 e 0.50 , Barabba solo in 0.5 e la natalizia 0.75 ed 1.5

  29. Geco ha imbottigliato quest’ anno la natalizia Babbo Bastardo anche in bottiglia da 37,50.

    Franca

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