Ufficiale: il belga Achel non è più un birrificio trappista

Il birrificio Achel non è più trappista. La notizia, che aleggiava da alcune settimane nell’ambiente birrario internazionale, ha ora trovato conferma: il più giovane tra i birrifici trappisti del Belgio non potrà più imprimere sulle sue etichette il famoso bollino esagonale Authentic Trappist Product. Come riportato da Jacopo Mazzeo sul suo sito, la conferma è arrivata direttamente da padre Nathanaël Koninkx, abate di Westmalle, che ha spiegato come nel monastero di San Benedetto di Hamont-Achel la locale comunità di monaci non sia più attiva da mesi. Per la precisione la produzione brassicola è ancora attiva all’interno dell’abbazia, ma non ci sono più frati che la possano quantomeno supervisionare. È dunque venuto meno uno dei tre criteri necessari a definire un birrificio trappista – gli altri due impongono la presenza dell’impianto all’interno della struttura religiosa e l’assenza di scopo di lucro.

Le prime testimonianze di produzione brassicola ad Achel risalgono al XVII secolo, ma la sua moderna incarnazione è datata 1998, anno in cui la comunità monastica costruì un nuovo impianto grazie al supporto dei monaci di Rochefort. A marchio Achel sono realizzate quattro birre: Achel Blond Extra 9,5 (Tripel), Achel Bruin Extra 9,5 (Quadrupel), Achel Bruin 8 (Dubbel), Achel Blond 8 (Belgian Golden Strong Ale). Chiaramente sulle rispettive bottiglie non sarà più stampato l’esagono marrone dei prodotti trappisti, che invece rimane regolarmente a disposizione degli altri 5 birrifici belgi appartenenti a questo esclusivo “club”: Rochefort, Westvleteren, Westmalle, Chimay e Orval. A ogni modo la situazione potrebbe evolvere velocemente, perché al momento i monaci di Westmalle sono coinvolti nella produzione brassicola ad Achel.

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