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Addio a Hair of the Dog, mentre Modern Times chiude quattro sedi su otto

Negli articoli delle ultime settimane abbiamo spesso citato l’Oregon, e non a caso: lo stato americano è uno dei centri nevralgici del movimento birrario internazionale, grazie alla presenza di 200 produttori, alcuni dei quali hanno scritto la storia della rivoluzione craft. Per rimanere ad argomenti trattati di recente, ad esempio, è lì che sono nate le Cold IPA, la nuova variazione sul tema delle American IPA, e si è sviluppato l’uso del dip hopping, un’innovativa tecnica di luppolatura. Per questa ragione stanno facendo parecchio rumore alcune pesanti notizie arrivate negli scorsi giorni, che riguardano in maniera più o meno centrale lo stato dell’Oregon. Ma che soprattutto interessano due nomi eccellenti della scena brassicola degli Stati Uniti: Hair of the Dog e Modern Times, entrambi protagonisti di chiusure sanguinose. Gli annunci hanno sconvolto gli appassionati e in qualche modo rappresentano la fine di un’epoca.

Tra le due notizie quella relativa a Hair of the Dog è la più pesante, perché il birrificio è destinato a chiudere per sempre. Facciamo subito chiarezza: il Covid in questo caso non c’entra nulla, bensì è una decisione presa in maniera autonoma dal fondatore Alan Sprints. È stato lui stesso ad annunciare la novità lunedì scorso, in un breve video messaggio pubblicato sul gruppo Facebook del birrificio. Questo il passaggio saliente:

Ho deciso di ritirarmi dal mio lavoro qui a Hair of the Dog e ciò significa che il birrificio e la tasting room chiuderanno a breve. Ho ancora qualche birra da rilasciare sul mercato e la cantina piena, quindi la tasting room rimarrà aperta fino alla prossima estate. La birra ha rappresentato per me qualcosa di eccezionale, mi sento fortunato per aver potuto spendere più della metà della mia vita facendo qualcosa che amo così tanto. Non venderò il birrificio e capirò se ci sarà l’opportunità per future collaborazioni.

Hair of the Dog è uno dei birrifici più importanti a livello mondiale, pioniere nelle produzioni affinate in legno. Le sue birre hanno fatto innamorare i bevitori di tutto il mondo, diventando presto oggetto del desiderio degli appassionati e contribuendo a stimolare l’interesse per una specialità brassicola estremamente affascinante. La tap room di Portland, situata sulla riva orientale del Willamette – vi dice niente il nome di questo fiume? – era (è) un luogo evocativo e pieno di fascino, pur nella sua essenzialità. La scomparsa di questo marchio è destinato a lasciare un pesante vuoto nel panorama brassicolo degli Stati Uniti, e non solo.

Nelle stesse ore in cui Springs annunciava la fine di Hair of the Dog, dalla California arrivava l’annuncio della chiusura di quattro degli otto locali del birrificio Modern Times, tra cui il Belmont Fermentorium di Portland, un sito con birrificio e tap room diventato un punto fermo della scena birraria locale. Analogamente a Hair of the Dog, anche Modern Times è riuscito negli anni a ottenere una grande visibilità a livello internazionale, raggiungendo un livello di apprezzamento di tutto rispetto. La sua ascesa tuttavia è stata molto diversa da quella dell’azienda di Springs, perché si è concretizzata in tempi relativamente brevi. Per un periodo Modern Times è stato infatti il birrificio con la crescita più rapida di tutti gli Stati Uniti, ottenuta grazie all’apertura di diverse sedi in California e nel resto degli Stati Uniti. Secondo The New School, proprio questa espansione repentina ha esposto la società a un pesante carico debitorio, che sarebbe alla base della scelta degli scorsi giorni.

Gli ultimi anni sono stati piuttosto tribolati per Modern Times. Nel 2019 l’azienda lanciò una campagna di equity per trovare investitori privati, poi all’inizio del 2021 molti dirigenti, compreso il CEO Jakob McKean, lasciarono il birrificio in seguito ad accuse di molestie sul lavoro e per aver contribuito alla creazione di un ambiente tossico. Solo un mese è stato annunciato un nuovo CEO, nominato per affrontare le problematiche a livello aziendale. Per sua stessa ammissione, Modern Times ha sempre rifiutato di vendere alle multinazionali del settore o di affidarsi a gruppi di investimento privato.

I dipendenti di Modern Times, compreso il gestore della sede di Portland, sarebbero venuti a conoscenza delle scelte dell’azienda tramite i social. Lunedì scorso, infatti, il birrificio ha annunciato le chiusure con un post su Instagram:

Entro la fine di questa settimana chiuderemo le nostre sedi di Portland, Oakland, Santa Barbara e Los Angeles. Per noi è stato un susseguirsi di eventi surreali e dolorosi e ci rendiamo conto che la velocità con cui sta avvenendo tutto metterà molte persone a cui teniamo in una posizione difficile. Vorremmo che ci fosse un altro modo per risolvere i problemi finanziari che dobbiamo affrontare, ma la pandemia e il declino globale dell’industria della birra artigianale ci hanno messo in una situazione senza alternative.

Il post in realtà rimanda a un comunicato pubblicato sul blog di Modern Times, che tuttavia non aggiunge molto alla questione, se non l’obiettivo di ridurre le dimensioni della struttura aziendale per garantire maggior controllo da un punto di vista gestionale e finanziario. Le altre sedi di Modern Times, situate a Point Loma, North Park, Encinitas e Anaheim, resteranno regolarmente aperte, almeno fino al prossimo aggiornamento. È infatti chiaro che, come in altri casi analizzati in questi mesi, la pandemia non è stata la causa delle chiusure, ma solo un parametro che ha accelerato processi e decisioni. Nonostante le chiusure, infatti, il futuro di Modern Times appare ancora piuttosto incerto.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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