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Mezzo grado di separazione: così le culture brassicole si sono influenzate a vicenda

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un interessante articolo di Evan Rail sul suo Beer Culture, in cui documenta l’influenza della cultura birraria ceca sul mercato belga a cavallo tra XIX e XX secolo. La lettura è molto piacevole e dimostra come, nell’evoluzione dell’arte brassicola internazionale, il reciproco influsso tra birrai di diverse nazionalità abbia giocato un ruolo fondamentale, ben più importante di quello che potremmo ritenere. In effetti siamo abituati a pensare alle superpotenze mondiali della birra come realtà indipendenti, con caratteri specifici e quasi immutabili. La verità è ben diversa, perché una compenetrazione tra le diverse culture è sempre esistita, anche quando il concetto di globalizzazione ancora non esisteva e le idee non viaggiavano veloci come oggi. La storia della birra è proceduta anche grazie a queste influenze, che spesso hanno favorito la ricchezza e la varietà del nostro mondo.

L’influenza della birra ceca sul Belgio di inizio ‘900

Partiamo proprio dall’articolo di Evan Rail, che come accennato si focalizza su un momento storico ben preciso. A fine ottocento la moda delle basse fermentazioni stava già invadendo il Belgio, recando non pochi problemi a tanti piccoli produttori tradizionali. Quattro anni prima della Esposizione Internazionale del 1897, il birrificio Artois – quello da cui poi nacque il colosso AB-Inbev – già realizzava alcune Lager in un nuovo impianto creato appositamente. I nomi delle birre mostravano un’ispirazione ben precisa: Bavière (3,4%), Bock (5%) e Munich (5,6%). Rail sottolinea che sono tutti termini riconducibili alla Germania, ma spiega anche qualche anno dopo si verificò una curiosa variazione, con la Bock che cambiò nome in Pilsen alla fine del 1910.

Le mosse di Artois però non si limitarono solo a scelte di marketing, come nel caso del nome delle birre. Documenti risalenti a fine XIX secolo dimostrano come per le sue basse fermentazioni il birrificio impiegava luppoli tedeschi e soprattutto Saaz, la varietà “nobile” tipica della Boemia. Di provenienza ceca erano anche diversi malti, nonché alcune attrezzature destinate all’impianto per le Lager. Tornando ai luppoli, nei commenti all’articolo lo stesso Evan Rail afferma che il Saaz era all’epoca paragonabile al Citra o al Mosaic di oggi; in altre parole una varietà estremamente di moda.

Il ruolo dei birrai inglesi nella nascita delle Pils

A proposito di Repubblica Ceca, non bisogna dimenticare l’importante ruolo giocato dagli esperimenti dei birrai inglesi nell’ottica della nascita delle Pils. Il primo esemplare di questo stile fu la celeberrima Pilsner Urquell, creata “a tavolino” dal bavarese Josef Groll nel 1842 a Plzen. La Pilsner Urquell rivendica di essere stata la prima birra chiara della storia, ma la verità è molto diversa. La possibilità di ottenere birre di colore dorato arrivò con la disponibilità di malti chiari, che furono realizzati solo con il sopraggiungere della rivoluzione industriale nel corso del XIX secolo. Non è un caso che i primi esperimenti in tal senso furono eseguiti dai birrai inglesi e, a seguire, da quelli tedeschi che “rubarono” la tecnologia ai loro colleghi del Regno Unito. L’impiego per la Pilsner Urquell fu quindi solo un’ulteriore stadio di questo passaggio di conoscenze, sebbene il più riuscito perché decretò l’inizio di una nuova era per l’evoluzione della birra nel mondo.

A sua volta la nascita delle Pils influenzò altre realtà birrarie. Oltre a quanto riportato da Evan Rail, bisogna anche ricordare che le Helles e le Dortmunder Export nacquero come risposta tedesca alla crescente fama delle Pils boeme. Senza dimenticare quelle incarnazioni dello stile che sono passate alla storia col nome di German Pils.

L’influenza della birra inglese sulla cultura brassicola tedesca

La replica tedesca degli esperimenti inglesi sui malti chiari non fu l’unico esempio di influenza della cultura del Regno Unito su quella della Germania. In un vecchio post del 2011 presi spunto dal libro Tasting Beer di Randy Mosher per elencare alcuni stili storici andati quasi totalmente perduti. Nella lista comparivano anche le German Porter, che, per quanto oggi possa sembrare assurdo, furono la risposta tedesca alla crescente fama ottenuta dalla loro controparte inglese nel corso del XVIII secolo. Le German Porter si diffusero più tardi, nella seconda metà del 1800, e prevedevano due diverse versioni: una dolce e maltata, l’altra secca e luppolata.

L’influenza del mondo anglo-americano sul Belgio

Quello delle Speciale Belge è uno stile belga ampiamente trascurato, anche perché – ma non vorrei sbagliarmi – non include incarnazioni di particolare pregio. Una delle più celebri è la De Koninck di Anversa, che non è esattamente la mia birra preferita. Ciò che però merita attenzione è che questa tipologia avrebbe tratto ispirazione dalle più note Bitter inglesi, o quantomeno dalle loro versioni più forti (ESB). Una certa influenza è riscontrabile anche nella Mc Chouffe, che è definita una Scotch Ale più che una Belgian Dark Ale.

In tempi recenti l’ascesa delle IPA (e derivate) di stampo statunitense ha portato alla nascita dello stile Belgian IPA. I birrai belgi non si sono limitati a creare delle semplici copie delle controparti americane, ma le hanno incluse all’interno delle usanze brassicole locali. Ecco allora che i luppoli americani sono stati introdotti sulla “solita” base costruita in primis sui lieviti belgi, con risultati spesso altalenanti, ma comunque caratterizzati da connotati ben precisi.

Con la velocità raggiunta oggigiorno dallo scambio delle informazioni, siamo abituati a considerare il patrimonio birrario internazionale come estremamente “liquido” e suscettibile di continue influenze. Sebbene in maniera molto più limitata, questo fenomeno è però sempre esistito, perché la birra è essenzialmente un bene di consumo. In epoche passate il commercio era il motore delle relazioni tra culture e mondi diversi e la nostra bevanda è un bene commerciabile senza tempo, quindi al centro di questi scambi. Normale quindi che la sua evoluzione non sia andata avanti per comparti stagni, ma con continue influenze che ne hanno decretato le attuali, straordinarie caratteristiche.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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Un commento

  1. le California Common Beer sono nate a San Francisco da coloni tedeschi che tentavano di fare basse fermentazioni in California.

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