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Nuove birre da Sieman, Altotevere, Vento Forte, Canediguerra, Antikorpo + The Wall e Kashmir

Quella delle fermentazioni non convenzionali è una nicchia produttiva in forte crescita, tanto che su Formazione Birra le abbiamo dedicato un’iniziativa ad hoc, strutturata in 3 lezioni. In questa ampia definizione rientrano produzioni di diversa natura, il cui estremo più radicale è rappresentato dalle fermentazioni spontanee, di cui il Lambic belga è l’espressione più antica e genuina. Ed è proprio a quell’affascinante mondo che si ispirano le due ambiziose novità di Sieman, birrificio che da sempre ha strizzato l’occhio a un certo modo di intendere la birra. La Secondo Noi (5,9%) è la base, realizzata nel rispetto delle tradizioni del Pajottenland: turbid mash, luppoli suranné, lunga bollitura, raffreddamento naturale in coolship, fermentazione e maturazione in botti di rovere per 24 mesi. La stessa birra è poi utilizzata per ottenere la Rive Rosse (7,7%), impreziosita dall’aggiunta delle migliori uve Tai Rosso di Sieman (che, ricordiamolo, è anche produttore di vini). Le due birre sono già disponibili e sarà sicuramente interessante confrontarle con il vero Lambic e i suoi derivati.

Negli ultimi tempi abbiamo documentato in Italia l’interessante contaminazione tra due modi opposti di intendere le IPA di stampo americano: da una parte la filosofia della West Coast, caratterizzata da birre limpide, secche e con un amaro deciso, dall’altra l’interpretazione della East Coast, con birre opalescenti, “succose”, morbide e moderatamente amare. A ribadire questa tendenza arrivano due novità da altrettanti birrifici, ideate proprio su questa falsariga. La prima arriva dall’umbro Altotevere (sito web), si chiama Denver (6,5%) e mitiga un’aggressiva luppolatura made in USA con la dolcezza del lievito Vermont, che ammorbidisce la percezione dell’amaro ed enfatizza l’aroma tropicale ed agrumato, con una buona freschezza finale. Pulita all’aspetto e al palato, impiega solo malti chiari inglesi e tedeschi, mantenendo un’invidiabile facilità di bevuta.

Il secondo crossover è quello del birrificio Vento Forte, una IPA “coast to coast” battezzata Gotenks (7%). Il nome, che sicuramente avrete riconosciuto se siete amanti dei manga, è quello di uno dei personaggi di Dragon Ball, generato dalla fusione (per l’appunto) tra Goten e Trunks. Allo stesso modo la neonata di Vento Forte celebra l’unione tra le caratteristiche delle West Coast IPA e quelle delle New England IPA: è una birra secca e morbida allo stesso tempo, con intense note di frutta tropicale provenienti principalmente dal luppolo sperimentale HBC 522 di Yakima Chief. A questo punto però occorre fare una precisazione, perché finora abbiamo parlato di fusioni e crossover, come se le due filosofie produttive siano scomparse per lasciare spazio allo loro sintesi. In realtà queste birre rappresentano un’evoluzione delle East Coast IPA: è questa interpretazione ad aver perso elementi identitari in nome di una maggiore bevibilità, abbracciando peculiarità tipiche della costa occidentale. Le West Coast IPA invece sono vive e vegete nella loro forma più o meno autentica, tanto che sono oggetto di una sorta di revival.

Dal Lazio ci spostiamo in Piemonte, dove di recente il birrificio Canediguerra ha annunciato due interessanti new entry. La prima si chiama Objekt 007 (8,6%) ed è ispirata alle antiche Oud Bruin del Belgio, che non di rado venivano prodotte con l’aggiunta di frutta. La creazione di Alessio Gatti prevede infatti una piccola aggiunta di mirtilli rossi, che si innestano su una base ottenuta dal blend di una birra giovane decisamente maltata e una birra affinata 24 mesi in botti di rovere ex Merlot. L’acidità derivante del lungo invecchiamento e bilanciata dalla rotondità della birra giovane si accompagna a note vinose, balsamiche, di legno e di frutta. La seconda novità di Canediguerra è invece la Umarell (5,4%), brassata in collaborazione con Brewfist (sito web). Si tratta di un’American Wheat decisa ma elegante, in cui le note floreali e agrumate dei luppoli americani si accompagnano a delicati sentori di cereali e crosta di pane. Snella, secca e moderatamente amara, è una birra perfetta per le prime avvisaglie di bella stagione.

È frutto di una collaborazione anche la Twak (5,2%), Saison nata dall’incontro tra i birrifici Antikorpo Brewing (sito web) e The Wall (sito web). Di colore dorato carico, si caratterizza per l’impiego di tre diversi pepi (pepe di Tasmania, pepe di Cubebe e pepe rosa) e per la rusticità dei malti. Rinfrescante e facile da bere, risulta molto speziata non solo per l’aggiunta degli ingredienti speciali, ma anche per il classico tocco fenolico del lievito Saison. La bellissima etichetta è disegnata dal tatuatore Alex Santucci dell’Ants Tattoo Atelier di Ancona. La Twak però non è l’unica novità di Antikorpo, perché recentemente è stata annunciata anche The Age of Marmotta (4,2%), una Best Bitter che in parte ricalca le peculiarità dello stile (biscotto, frolla cotta e caramello dai malti, tabacco e punte terrose dai luppoli), in parte se ne discosta ostentando un amaro relativamente deciso, con punte tostate. Mantiene tuttavia il corpo scorrevole e la facilità di bevuta, confermando dunque la sua candidatura a perfetta birra da bancone. Anche in questo caso la grafica è opera di un tatuatore, per la precisione Andrea Kroki di Catania.

E concludiamo questa ricca carrellata odierna con altre due birre inedite, provenienti entrambe dal birrificio molisano Kashmir (sito web). La prima si chiama Master of Peated (6,6%) ed è una Robust Porter realizzata con una percentuale di malto Peated, per l’appunto. Si contraddistingue dunque per una vena torbata, che valorizza una base ottenuta con lievito inglese, un grist piuttosto complesso (malto Pale Monfarm, malto di avena decorticato Simpson, Crystal Fawcett e un mix di malti scuri, oltre ovviamente a Peated Fawcett) e una luppolatura moderata con varietà Magnum e Target. È una birra nera, vellutata, con aromi torrefatti e torbati. Inutile spiegare il tributo nascosto (neanche troppo) nel nome e nell’etichetta. La seconda new entry si chiama invece Rub (6%), un nome che richiama la tecnica della cucina bbq che prevede di massaggiare la carne prima della cottura con un mix di spezie. L’idea, realizzata insieme al birrificio Chimera (sito web), è di creare una West Coast IPA perfetta per le grigliate: niente spezie, ma solo luppoli americani (Centennial, Comet e Summit), malti italiani Pilsner, Monaco e Cara e una percentuale di frumento.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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